Il Piano Nazionale Transizione 4.0

Il Nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0

Il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0

Il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0 del MISE è la base più importante del Recovery Fund italiano. Sta subentrando e unendo i vecchi Impresa 4.0 e Industry 4.0 e si pone come nuova direzione della politica industriale italiana. Il Piano Transizione 4.0 è una misura unica, con aliquote che cambiano a seconda della categoria di beni. Difatti il nuovo credito d’imposta sostituisce iperammortamento e superammortamento previste fino al 2020. Le risorse stanziate dal Fondo Complementare saranno 5 miliardi che si connettono ai 13,38 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per un totale di 18,4 miliardi di euro. Il Piano Transizione 4.0 è uno dei provvedimenti annunciati dalla Missione 1 del PNRR ovvero “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, componente ‘Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo”.

Ecco cosa troverai in questo articolo

In cosa consiste il nuovo Piano Transizione 4.0

Le risorse previste dal Piano, verranno distribuite per settori e soprattutto nel tempo, in quanto si è ritenuta necessaria una programmazione pluriennale perché le imprese si sviluppino in un clima di stabilità e affinché la trasformazione digitale sia, appunto, non un momento, ma un processo.

Il punto cardine del Piano è il sistema di incentivi fiscali 4.0, che mira in particolare al credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali e sul bonus ricerca e sviluppo, con aliquote e massimali maggiorati per il biennio 2021-2022, come annunciato dalla Legge di Bilancio 2021. In definitiva gli obiettivi cardine del Piano Nazionale Transizione 4.0 sono: stimolare gli investimenti privati e dare stabilità e certezze alle imprese.

Come già accennato, il piano fa parte della Missione 1 riguardante digitalizzazione ed innovazione del PNRR. Le principali novità del Piano Transizione 4.0 sono sul credito d’imposta per beni strumentali materiali 4.0, il credito d’imposta per beni strumentali immateriali 4.0 e credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione, design e green, credito formazione 4.0. Vediamoli ora nel dettaglio:

  1. il credito d’imposta per beni strumentali materiali 4.0 potrà essere utilizzato per investimenti:
  • fino a 2,5 milioni di euro (50% nel 2021 e 40% nel 2022)
  • tra i 2,5 milioni ed i 10 milioni di euro (30% nel 2021 e 20% nel 2022)
  • tra 10 milioni ed i 20 milioni di euro (nuovo limite): 10% nel 2021 e 10% nel 2022
  1. il credito d’imposta per beni strumentali immateriali 4.0:
  • l’aliquota aumenta al 20% (da 15%)
  • la soglia degli investimenti ammissibili arriva ad un milione di euro (da 700.000€)
  1. per credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione, design e green le aliquote ed i massimali salgono:
  • Ricerca e sviluppo R&S: incremento dal 12% al 20% e massimale da 3 milioni a 4 milioni di euro
  • Innovazione tecnologica: incremento dal 6% al 10%e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni;
  • Innovazione green e digitale: incremento dal 10% al 15% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni;
  • Design e ideazione estetica: incremento dal 6% al 10% e massimale da 1,5 milioni a 2 milioni.
  1. per credito Formazione 4.0
  • Ampliamento del credito d’imposta alle spese sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori;
  • È riconosciuto nell’ambito del biennio interessato dalle nuove misure (2021 e 2022).

Meccanismi e funzionamento del Piano Transizione 4.0

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha traguardi ben chiari: è stato pronosticato che entro il 2022, saranno 15mila le aziende che utilizzeranno ogni anno il credito di imposta per beni materiali e immateriali 4.0 e 10mila che utilizzeranno il credito d’imposta per ricerca, sviluppo, innovazione, green. Sono stati inoltre fissati dei meccanismi di controllo dell’efficienza del piano: verranno istituite apposite commissioni di valutazione dell’impatto delle misure previste dal piano e un comitato che, a seguito dei risultati delle valutazioni, sarà in grado di orientare velocemente le modifiche necessarie ad un’ottimizzazione del processo generale.

Ai fondi e alle azioni del PNRR si sommano poi i 5 miliardi del Fondo Complementare: tali risorse copriranno i costi relativi al credito d’imposta per beni strumentali materiali 4.0 (oltre 4,5 miliardi di euro) e al credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design (512 milioni di euro) relativamente a quei settori che, strutturalmente, non possono rispettare il principio introdotto dalla Commissione Europea, “Do No Significant Harm” DNSH. Secondo tale principio, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR, non possono rientrare gli interventi che arrecano danni all’ambiente, che quindi rientreranno nel Fondo Complementare. Nello specifico:

  • Fabbricazione di altri mezzi di trasporto
  • Fabbricazione di articoli in gomma e plastica
  • Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi
  • Attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti
  • Costruzione di edifici
  • Ingegneria civile
  • Attività di costruzione specializzate
  • Altre attività minerarie ed estrattive
  • Fabbricazione di carta e prodotti di carta
  • Produzione vegetale e animale, caccia e servizi connessi
  • Trasporto su acqua
  • Fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati Fabbricazione di prodotti chimici
  • Trasporto aereo
  • Fabbricazione di metalli di base
  • Trasporto terrestre e trasporto tramite condotte
  • Fabbricazione di altri prodotti minerali non metalliferi
  • Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata

A rimanere fuori da questo processo, è il finanziamento del credito d’imposta per beni strumentali tradizionali (non 4.0), perché, per l’appunto, non rientra tra gli interventi volti alla transizione digitale, priorità per l’Unione Europea insieme alla transizione verde.

Conclusioni

Secondo il piano Nazionale Transizione 4.0, le risorse del PNRR e del Fondo Complementare da utilizzare tra il 2021 ed il 2026, sono rispettivamente 13,38 miliardi e 5 miliardi di euro. Le risorse del PNRR serviranno a coprire i costi di: • credito d’imposta per beni strumentali materiali 4.0 • credito d'imposta per beni strumentali immateriali 4.0 • credito d’imposta per beni strumentali immateriali non 4.0 • credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design • credito d’imposta per formazione 4.0 Le risorse del Fondo Complementare, serviranno a coprire i costi di quei settori che, non rispettando il principio del DNSH sulla preservazione dell’ambiente, non possono accedere ai fondi del PNRR. Di conseguenza anche i settori dei trasporti, della produzione di plastica, dell’edilizia e di tanti altri settori considerati inquinanti verranno comunque coperti. Negli ultimi anni si è parlato abbondantemente di Industria 4.0 e il nuovo piano varato dal Governo stabilizza e potenzia le iniziative già in atto, oggi con un focus più specifico sull’innovazione. Il Nuovo Piano Transizione 4.0 mira alla transizione ecologica e alla digitalizzazione delle imprese e, dal punto di vista tecnologico, rappresenta quindi un importante passo avanti per la realizzazione di prodotti o processi nuovi e più sostenibili.

Livia Cocozza

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